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Vangelo di sabato 16 maggio 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Quanto è vero ciò che dice il Signore! Quante volte lo verifichiamo nella nostra vita! Quando parliamo del Vangelo, molte persone non ci danno retta, ci deridono, passiamo per dei matti! Certo, se siamo delle persone false ed incoerenti non siamo credibili… Ma se, con onestà e passione, cerchiamo di annunciare il regno di Dio e non veniamo accolti ma derisi, è perché chi ci ascolta non ha ancora conosciuto il Signore Gesù. Quando il nostro cuore si apre all’accoglienza dell’infinita tenerezza del Dio di Gesù, allora tutto cambia. Le parole ascoltate e ritenute fantasia diventano esperienza bruciante. Anche i limiti della Chiesa, che vanno riconosciuti ed ammessi, sono interpretati in una chiave diversa. E Dio sovrasta con la sua pacata ed intensa compassione ogni errore, ogni peccato, ogni stanchezza… Non scoraggiamoci, allora, se sperimentiamo l’incomprensione. Altri fratelli e sorelle, purtroppo, sperimentano una vera e propria persecuzione in molti paesi del mondo. Il Signore ci sostiene e ci accompagna dimorando nel suo amore possiamo sopportare questo ed altro...

Preghiera.

Concedimi, oggi, o Signore, di essere motivo di consolazione per i miei fratelli, soprattutto per quelli piu tristi e più provati. Concedimi, oggi, o Signore, di far brillare un raggio di luce sul cammino di chi non conosce la bellezza della vita…. Grazie, Signore, del tuo amore fedele e misericordioso verso tutti noi. ( Lectio brevis, tempo pasquale ).

Vangelo di venerdì 15 maggio 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Leggendo i Vangeli si resta colpiti dal fatto che gli evangelisti si correggono a vicenda. È come se cercassero di andare all’essenziale delle parole di Gesù senza tradirne l’intenzione. Ricordate la disputa su quale fosse il più grande fra i 613 precetti che il pio israelita era tenuto a osservare? Gesù, lo sappiamo bene, li aveva ridotti a due: amare Dio e amare il prossimo come noi stessi. Così riferiscono Marco e Matteo. Luca, poi, dice che quello è un unico comandamento. Giovanni osa fare di più e cambia il primo fra i comandamenti: non più amare Dio e il prossimo ma amarci fra di noi come Gesù ci ha amati. Anzi, ad essere più precisi, Gesù chiede a noi discepoli di amarci con l’amore con cui siamo amati dal Maestro. Quanto è vero! Come posso amare una persona che mi ha ferito? Come posso perdonare una persona che mi ha rovinato la vita? L’unico modo che ho di superare i miei limiti è quello di riversare sugli altri l’amore che ha colmato il mio cuore. No, onestamente non sono in grado di amare: sono troppe le ferite che hanno colpito il mio cuore, troppi i peccati con cui ho sporcato la mia anima! Ma se mi lascio riempire dall’amore di Cristo, tutto cambia…

Vangelo di giovedì 14 maggio 2020, san Mattia.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Oggi è la festa di san Mattia apostolo, scelto dal gruppo dei Dodici in sostituzione di Giuda dopo la Pentecoste, per ristabilire il progetto originario di Gesù. Un apostolo di riserva entrato in campo sul finire della partita…
La maggioranza delle nostre vite sono piccine e insignificanti agli occhi del mondo. Intorno a noi ci si fa credere che esistano molteplici possibilità, vite straordinarie e realizzate, percorsi capaci di condurci alla fama e alla ricchezza. Quante bugie! I destini del mondo sono in mano a poche persone che conservano con astuzia il loro potere. A tutti noi è data una minima possibilità di realizzazione in questi tempi così severi ed impegnativi! Per quanto possediamo delle qualità e ci impegniamo, il fatto di realizzare i nostri sogni è legato a infinite variabili. Quasi sempre finiamo col fare l’unico lavoro che abbiamo trovato e di amare l’unica persona che ha voluto stare con noi… Ed ecco la buona notizia: come Mattia, Dio ci tira in ballo quando meno ce lo aspettiamo. Se abbiamo passato la nostra vita su una panchina al bordo del campo di gioco, se abbiamo visto tanti altri passarci davanti e giocare, ciò non significa che siamo perdenti o incapaci. Forse agli occhi del mondo, ma non agli occhi di Dio che ci valorizza e ci fa giocare la partita della salvezza. Animo, allora, e pronti a entrare in campo!

Vangelo di mercoledì 13 aprile 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Affinchè la vite porti frutto occorre potarla: il tralcio, accorciato al punto giusto, concentra tutte le sue energie nel futuro grappolo d’uva. Ma il tralcio non capisce cosa sta succedendo, mentre la lama lo taglia, facendolo soffrire. La vita ci pote in abbondanza: delusioni, fatiche, malattie, periodi ” giù “; è piuttosto inevitabile e lo sappiamo anche se ci ribelliamo, ci intristiamo, fuggiamo il dolore e la correzione. Come viviamo le potature della vita? Il Signore ci invita a viverle nel positivo, come occasione, come possibilità. Certo, lo scrivo e ne sono perplesso: quanto amor proprio devo mettere da parte, quanta pazienza esercitare, quanto equilibrio mettere in atto per non scoraggiarmi e deprimermi, per non offendermi e prendermela con Dio! Eppure, è un tragitto obbligato: l’accettazione serena ( mai rassegnata ) delle contraddizioni della vita concentra la linfa vitale della mia vita in luoghi e situazioni inattesi e con risultati – credetemi – davvero sorprendenti. Animo, allora, le potature sono necessarie, così come la dolorosa potatura degli apostoli, li ha resi davvero maturi e riflessivi, capaci di annuncio e di martirio.

Preghiera.

Signore Gesù, donami il tuo Spirito di amore, perchè possa vivere sempre più unito a te. Signore Gesù, donami il tuo Spirito di fortezza perchè impari a non chiudermi nell’egoismo, ma ad aprirmi agli altri, amandoli come tu li ami. Signore Gesù, donami il tuo Spirito di sapienza perchè sappia diffondere la tua gioia.

Vangelo di martedì 12 maggio 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Gesù ci dona la sua pace che, specifica, non è come quella che dona il mondo. Sappiamo bene quanto la nostra vita sia segnata dalla violenza, potremmo costruire una nostra storia personale in cui i conflitti internazionali segnano un terribile calendario. Molti di noi hanno vissuto gli entusiasmanti anni della fine della guerra fredda, del crollo del muro di Berlino, e speravano in una nuova era di pace. Noi cristiani abbiamo pregato e manifestato per chiedere la fine dei conflitti. A volte un senso di amarezza spegne la nostra speranza. L’uomo non imparerà mai! Perciò Gesù parla di una pace che non viene dal mondo che, cioè, non consiste nella mediazione e nel compromesso, ma che è frutto di una pacificazione interiore. In ciascuno di noi dimora una radice di violenza che può esplodere e riversarsi contro gli altri. L’incontro con Dio fa pace in ciascuno di noi. Diventiamo capaci di amare, di amarci con l’amore che ci proviene da Dio. Il cristiano, quindi, è un pacifista perché è pacificato nel suo profondo, perché vede la storia e gli uomini in maniera diversa. Incontrando Dio autenticamente impariamo a diventare costruttori di pace.

Preghiera.

Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoòli: ” Vi lascio la pace, vi do la mia pace “, non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà. ( dal Rito della Messa ).

Vangelo di lunedì 11 maggio 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Gesù pone un’unica condizione per entrare in comunione con il discepolo: che questi sia disposto ad amare e a farsi amare. Fin qui tutto bene, penserete voi. È vero. Ma, troppo spesso, il sentimento dell’amore è quanto di più vago possiamo immaginare. Oggi l’amore e, in particolare, l’innamoramento, è al centro della nostra attenzione; quasi sempre, però, decliniamo l’amore solo nella sua componente emotiva. Gesù è categorico: l’amore si dimostra nell’osservanza dei precetti. Il comandamento, nel Vangelo, diventa la forma dell’amore, l’esplicitazione del sentimento. Se un amico dice di essermi molto legato e di volermi bene e mi telefona solo due volte all’anno, ho ragione di dubitare della sua amicizia! Se amiamo veramente Dio, se da lui ci sentiamo amati, allora concretizziamo questo amore coltivando la nostra vita spirituale. So per esperienza che questo compito è impegnativo e, a volte, non sappiamo bene come muoverci. Gesù stesso ci offre una soluzione: il dono dello spirito Santo che ci permette attraverso la preghiera e la meditazione di capire cosa e come fare per restare fedeli al Signore.

Preghiera.

Apri, o Signore, le mie orecchie perchè siano ricolme del tesoro del tuo Vangelo: solo così la mia vita, illuminata e confortata dalla tua Parola, avrà un significato pieno e duraturo. Apri, o Signore, il mio cuore perchè impari ad accogliere il Verbo di verità che è rinchiuso nel tuo Vangelo: solo così mi sentirò totalmente sazio…. Apri, o Signore, la mia bocca perchè dall’abbondanza del cuore accolga il messaggio e lo proclami per la gloria tua e per il bene dei fratelli. Apri, o Signore, la mia vita all’incontro con te, che mi vieni incontro giorno dopo giorno con la Parola di verità. ( Lectio divina per ogni giorno ).

Vangelo di sabato 9 maggio 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Resto sempre interdetto quando leggo le parole del Signore Gesù. Poichè lui è presso il Padre, dice, qualunque cosa chiederemo ce la concederà e saremo capaci di fare più grandi di quelle che ha fatto lui. Meglio: saremo in grado di fare le cose che lui ha saputo fare, di ampliarle, di amplificarle. E questo lo vedo, intorno a me. Realtà di Chiesa che rendono presente il risorto, che trasmettono speranza, che vivono il Vangelo con serietà e determinazione. Quante volte, nel mio pellegrinare nel mondo, mi trovo davanti situazioni in cui sussurro nella prefhiera: ” Guarda, Signore, guarda che cose belle hanno fatto nel tuo nome, guarda quanto amore, quanta forza, quanta speranza in questi fratelli! Devi esserne orgoglioso! “. e lui lo è, ne sono assolutamente certo. Certo che il Signore ci affianca quando cerchiamo di amare, quando rendiamo presente la sua luce servendo i fratelli soli e scoraggiati….. Sì, possiamo fare cose più grandi di quelle che ha fatto Gesù perchè Gesù ci spinge a farle, perchè lui ci accompagna e ci motiva. Il miracolo della condivisione, il mettere in fuga i demoni che avvelenano la vita degli uomini…..

Preghiera.

Signore, trovi sempre una via per venirci in aiuto. La tua azione è luce e benedizione! Nessuno può fermarti. La tua volontà di donare grazia ai tuoi figli non conosce riposo. ( Paul Gerhardt ).

Vangelo di venerdì 8 maggio 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

No Maestro, non è turbato il nostro cuore. Lo teniamo saldo in te, lo affidiamo totalmente alla tua compassione, te lo lasciamo in dono, in pegno, balordo e sanguinante quale è. No, Maestro, non sappiamo dove vai, non sappiamo dove sei, non sappiamo riconoscerti anche se il profumo della tua presenza ancora persiste nella nostra stanza interiore. No, Maestro, non ci scoraggiamo, proprio come fa Tommaso, il più credente fra i Dodici, colui che ti ha seguito nella Gerusalemme che ti voleva uccidere, che ha faticato a crederti vivo a causa dell’incoerenza dei testimoni che glielo annunciavano. Sì, Signore, noi crediamo che tu sei la strada che ci porta verso Dio, l’unico accesso all’unico vero Dio. Sì, noi crediamo che tu ci porti alla verità intera, di noi stessi e di Dio, del mondo e della Storia. Sì, Maestro, noi ti professiamo datore di vita, la vita stessa. Non è turbato il nostro cuore perché confida immensamente in te. Ma tu sostieni la nostra debolezza, rafforza la nostra fragile fiducia, incoraggia il nostro lento cambiamento e la nostra conversione sempre e solo abbozzata. Noi crediamo che ci hai tenuto un posto nel cuore di Dio.

Preghiera.

O Signore, tu sei la Via, la Verità e la Vita: indicami tu la strada che mi conduce al Padre; la verità che mi rende libero; e la vera vita che non muore. O Signore Gesù, conducimi al Padre tuo e Padre nostro.

Vangelo di giovedì 7 maggio 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Gesù stabilisce una catena di affetto e di evangelizzazione fra sè e il Padre e fra sè e il discepolo. Come un ruscello d’acqua che, dalla sorgente, a cascata giunge fino a noi. Impressiona la determinazione con cui Gesù si lega al Padre, e su questo abbiamo lungamente meditato in questi mesi ma, anche la determinazione con cui Gesù si lega a noi, a me. Entrare in una prospettiva ecclesiale significa credere che non siamo qui a sostenere un’organizzazione no profit più o meno meritevole, ma assumersi l’onere e l’onore di continuare l’opera del maestro Gesù, in attesa che egli torni. Questo non significa che tutto ciò che facciamo e diciamo vada bene: quanti errori facciamo pensando di esere inviati da Dio! e Gesù lo ricorda fortemente: è pienamemnte consapevole del fatto che, tra gli apostoli, ci sono dei limiti, anche giganteschi, come nel caso di Giuda o di Pietro. Ma questi limiti non necessariamente ostacolano l’opera del Signore. Fa una certa impressione annunciare il Vangelo sapendo che è il desiderio del Signore per ciascuno di noi. Grati di tanta fiducia e di tanta responsabilità, noi per primi ascoltiamo ciò che proclamiamo….

Preghiera.

Signore Gesù, tu che sei venuto per mostrarci l’amore misericordioso del Padre, fa’ conoscere ai tuoi tale amore col loro cuore e la loro anima. Così spesso ci sentiamo soli, non amati e smarriti in questa valle di lacrime. Desideriamo sentire affetto, premura e compassione, ma soffriamo a causa del buio, di un vuoto, di una paralisi interiore. Ti prego: vieni, Signore Gesù, vieni. ( H. I. M. Nouwen ).

Vangelo di mercoledì 6 maggio 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

E’ esigente, la misericordia. Proprio ieri dicevamo che il buon pastore ama gratuitamente ma il suo amore è esigente. Oggi, in questo mondo superficiale in cui tutto si amplifica, si confonde la misericordia con l’amnistia, come se un generico volemose bene ci aiutasse ad uscire dalla tenebra che continuamente ci attira. No, certo: scoprire che Dio mi ama senza condizione mi converte, mi riaccende il desiderio di tornare nell’ovile, di vedermi con uno sguardo nuovo. Gesù non giudica, ci mancherebbe. Ma la vita sì! E i nostri errori ci distruggono e, spesso, non siamo più in grado di rialzarci. Il Pastore ci ama teneramente, certo, ma vuole che le pecore crescano. Allatta l’agnello rimasto solo, va in cerca della pecora persa, eccome, ma perchè diventino autonomi. L’amore è libero e liberante ma anche tremendamente esigente. Gesù non giudica, ovvio, ma le parole che ha detto rimangono come pietra d’inciampo e quelle sì che ci mettono in crisi, ci obbligano a riflettere, ci spingono verso il cambiamento, anche radicale, delle nostre vite. Lasciamo che l’amore ci spinga alla conversione!

Preghiera.

Dammi, o Padre, di lasciarmi permeare da queste tue parole di salvatore e di giudice. Fà che, carico di miserie come sono, non perda la fiducia, non mi allontani da te, rattristato e sfiduciato, ma accorra da te per lasciarmi illuminare dalla tua luce, rinvigorire dalla tua vitalità, desideroso di riprendere la tua via. Concedi al mio cuore spaurito di vedere sotto la durezza delle tue parole la volontà di recuperarmi e salvarmi. Dammi quindi di sentirle come un aiuto concreto per non perdere la vita eterna che tu hai preparato per me.