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Vangelo di mercoledì 1 aprile 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

La verità ci farà liberi. Emoziona questa Parola, ci interroga, ci scuote, ci scava. La verità ci rende liberi, la verità di noi stessi, quella che ci porta a guardarci senza paura, senza timore, senza nascondere i nostri limiti e senza farli diventare dei minacciosi giganti che ci schiacciano. La verità che ci è necessaria, e che dura tutta la vita, per riconoscere i nostri difetti (congeniti, da mitigare) e i nostri peccati ( quelli in cui mettiamo in gioco la nostra libertà ). La verità che ci è necessaria nelle relazioni, senza diventare sfrontati o offensivi ma che sa dire “sì?”se è “sì” e “no” quando è “no”, senza temere, senza falsi buonismi, senza compromessi che ledono il vangelo o la dignità delle persone. La verità che ci è necessaria nei rapporti col nostro mondo ipocrita che definisce l’aborto “interruzione di gravidanza” e l’eutanasia “dolce morte”. La verità che è necessaria nei nostri rapporti di Chiesa troppo spesso mondanizzata, troppe volte seduta sulle proprie presunte certezze e che non brucia per l’amore del fratello, una verità che è faticosa. La verità ci rende liberi. Ma ci crediamo?

Preghiera.

Gesù, gioia dei cuori, sorgente di vita, luce per le menti, che va oltre ogni gioia e sorpassa ogni desiderio. Nessuna bocca può raccontarlo, nessuna parola può esprimere l’indescrivibile bontà di cui noi stessi proviamo nostalgia. Tu riempi i nostri cuori. Rimani con noi, Signore, con la tua luce. ( Bernardo di Chiaravalle ).

Vangelo di martedì 31 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Se siamo legati alla terra, se insistiamo nel restare ” quaggiù ” non possiamo alzare lo sguardo, non riusciamo ad incontrarlo, non possiamo andare al di là dell’apparenza per capire chi è veramente Gesù. È vero: spesso neghiamo l’esistenza di Dio perché la sua presenza ci obbligherebbe a rivedere la nostra vita. Neghiamo la sua esistenza per non svelare la vacuità e la malvagità delle nostre azioni. Preferiamo restare nelle tenebre piuttosto che ammettere che la luce illumina le nostre ombre. Ma non abbiamo da temere: ci porta alla verità di Dio tutta intera l’inviato di Dio, ci accompagna alla pienezza. E se riconosciamo il nostro limite e il nostro peccato non è per commiserarci o deprimerci ma per diventare liberi, per spiccare il volo, per andare ” lassù “. Dio precede e suscita la nostra conversione, lo dico spesso, ma la sua presenza la possiamo accogliere solo se ammettiamo di avere sete, di essere ciechi, di essere tutti mendicanti di luce. Per incontrare l’assoluto di Dio siamo chiamati a convertirci a cambiare strada, direzione, a lasciare che la verità ( anche quando è scomoda ) si faccia strada in noi.

Preghiera.

O Signore Gesù, tu che ci hai detto di essere stato mandato dal Padre e di essere sempre con lui insegnaci a essere tuoi veri discepoli così da averti sempre accanto e da essere inviati nel mondo come tuoi testimoni. Amen.

Vangelo di lunedì 30 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Parola del Signore

Commento di Paolo Curtaz.

Quante pietre ancora dobbiamo lasciar cadere per diventare finalmente discepoli! Quante inutili sofferenze dobbiamo abbandonare per assomigliare al Maestro! La donna peccatrice è senza nome, è solo un pretesto per mettere in difficoltà il Signore, una donna colta in flagrante adulterio (e l’adultero? Mistero del maschilismo devoto!). Nulla si dice delle sue vicende personali, delle sue emozioni, delle ragioni della sua scelta (comunque sbagliata). Anche noi, troppo spesso, giudichiamo dalle apparenze, non incontriamo le persone ma le situazioni, non la verità ma ciò che noi presumiamo essere vero. E giudichiamo. Tiriamo pietre. Santamente e devotamente, come pensavano di fare i devoti che la conducono al Maestro. Fedeli, fedelissimi alla Legge, in teoria. Ma, in pratica, freddi e calcolatori, insopportabili censori, avvilenti contabili della norma. Non ascolta nemmeno Gesù, si limita a disegnare sul selciato del tempio. Certo, questa donna ha peccato, ma chi può dire di non avere mai peccato? Chi, se non Dio solo, può ergersi a giudice degli altri con credibilità? Se il Maestro non giudica, ma invita a conversione, chi siamo noi per giudicare? (Ma convertiamoci!)

Preghiera.

Signore Gesù, manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione perchè il Signore doni giorni di grazia alla sua Chiesa ed essa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio, proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista. ( Papa Francesco ).

Vangelo di domenica 29 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Parola del Signore.

Paolo Curtaz
Vivere da vivi

La sfida, alla fine della fiera, è fra la morte e la vita.
Fra vivere da vivi o da morti. Fra il permettere che la vita contagi e si allarghi fino a superare ogni morte o, viceversa, permettere alla morte di contagiare ogni aspetto della vita.
Il deserto, il Tabor, la sete, la cecità… tutto ci porta all’essenziale, alla scelta.
Scegliere o meno di vivere.
Non vivacchiare, come siamo abituati a fare.
Un po’ travolti dalle cose, dalle emozioni, dai limiti, dai giudizi, dai sensi di colpa.
Come la samaritana, appunto. O il cieco nato.
Ma prendere in mano la vita, lasciare che dilaghi, scoprire che l’anima, che spero ci abbia raggiunti in questo ultimo mese, ci permetta di vedere le cose in maniera diversa.
Tipo che la morte di un amico, del migliore amico, è l’occasione finale, per Gesù, di mostrare l’amore che ha per Lazzaro. E per le sue sorelle. E per noi.
E che questo amore lo spingerà a fare ciò che nessuno aveva anche solo immaginato si potesse fare: donare la vita per qualcun altro.
La vita di Lazzaro segna la morte di Gesù.

Il tuo amico
Gesù si è rifugiato ad Efraim.
Tira una bruttissima aria, per lui, a Gerusalemme. Giovanni struttura il suo vangelo come un gigantesco, infinito promesso all’opera di Gesù e Gesù, lo sa, è già stato condannato a morte in contumacia.
Lazzaro, il suo amico Lazzaro, sta male, tanto.
Gesù sa che andare a Betania, a quel punto, equivale ad un vero suicidio.
Aspetta qualche giorno e parte.
Tutto a Betania, la casa del povero, odora di morte.
La fine prematura di una persona giovane e stimata, ancora oggi, ci getta nel panico totale. Nonostante la fede, nonostante tutto.
È Marta ad uscire per prima. È lei che agisce in casa, lo sappiamo bene.
Le sue parole sono un rimprovero sgomento.
Se tu fossi stato qui.
No Marta, non è vero. Se anche Gesù fosse stato presente non avrebbe impedito a Lazzaro di morire.
Anche se Gesù è presente nella nostra vita, anche se siamo suoi amici, se egli ci è amico, non possiamo evitare la morte e il dolore e le prove che egli per primo non ha rifiutato. È normale, istintivo pensare che Gesù ci protegga, ci salvi. E lo fa, ma mai come pensavamo.
Mai come vorremmo.
Gesù invita Marta, e noi, a credere. A credere in una resurrezione e in una vita che avvolgono e riempiono questa nostra vita biologica, terrena, che le danno misura e senso, orizzonte e gioia.
Si fida, Marta. Anche se stenta a capire, anche se non vede come tutto ciò possa accadere.
Sa, come sappiamo noi, che egli è l’acqua di sorgente, la luce. Ma c’è ancora un passio incredibile da affrontare.

Ti chiama
Il maestro è qui e ti chiama.
Così dice Marta a Maria. Così dice Marta a me, oggi.
Maria si alza e, con lei, tutti i famigliari e gli amici. Si ripete la scena, il dolce rimprovero.
Gesù sta per ribattere, come con la sorella. Ma vede le lacrime. Tante. Troppo.
E accade.
Scoppia a piangere.
Come se, per la prima volta, Dio si rendesse conto di quanto dolore possa vivere l’uomo. Di quanto possiamo smarrirci e perderci, deboli e sciocchi che siamo.
Come se Dio, per la prima volta, vedere quanto dolore ci procura il dolore, quanto smarrimento, quanto disorientamento.
Non ci sono parole per spiegare o per consolare. Solo partecipazione. Chiede dov’è Lazzaro.
Vieni a vedere, gli dicono.
Tre anni prima, ai due discepoli del Battista che si erano messi sui suoi passi, aveva detto el stesse parole venite e vedrete.
Loro videro dov’era Dio. Dio, ora, va a vedere dov’è la morte.
E sceglie.

Vieni fuori
Lazzaro, vieni fuori!
Sa bene che quel gesto segnerà la sua fine. Sa bene che alcuni si prenderanno la briga per andare a denunciarlo (per cosa, violazione del regolamento cimiteriale?). Sa bene che le parole non sono più sufficienti.
La sua vita per la vita di Lazzaro.
Ora che ha visto quanto dolore provoca la morte gli resta un ultimo passaggio per poter essere uomo in tutto. Morire.
È piena di gioia e di stupore questa resurrezione.
È pieno di mestizia il cuore del Maestro.

Sì, ora è pronto. Andrà fino in fondo.
Fino all’inimmaginabile. La morte di Dio.

Lazzaro, noi, io siamo vivi perché Gesù ha donato la sua vita.
E ci invita, ancora e ancora, a vivere da vivi.

Piccola liturgia familiare per domenica 29 marzo 2020.

G: Genitori T: Tutti F: Figlio

Si può preparare l’ambiente mettendo in evidenza un’immagine sacra o la Bibbia e accendendo la candela; è bene che tutto sia ordinato, che ci sia uno “stacco” dalle cose ordinarie di casa per accogliere il Signore che viene in mezzo a noi.

G: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

T: AMEN

G: Vieni Signore in mezzo a noi che oggi celebriamo il giorno della tua risurrezione

T: Vieni, Signore

G: Anche se oggi non possiamo andare in Chiesa, questo non è un giorno come gli altri giorni; oggi è la domenica, il giorno della nuova creazione, il giorno in cui ricordiamo il nostro battesimo, il giorno in cui tu fai nuove tutte le cose.

T: Vieni, Signore e rendici nuovi con te.

G: Gesù ha detto: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”; Il Signore è qui in mezzo a noi, nella nostra casa. Riconosciamo i segni della sua presenza ringraziando il Signore per le cose belle che ci ha donato in questa settimana.

Iniziando dai genitori, ognuno può dire semplicemente uno o più cose belle che in questa settimana sono successe e che ci testimonino la presenza del Signore accanto a noi.

G: Forse durante questa settimana non ci siamo sempre comportati come discepoli di Gesù. Possiamo chiedere perdono al Signore e, se c’è bisogno, possiamo chiederci perdono anche fra noi.

Iniziando dai genitori possiamo fare un breve esame di coscienza per chiedere perdono al Signore.

G: Leggiamo ora il vangelo di questa domenica che ci racconta un episodio molto difficile per Gesù; Lazzaro, il suo amico, era ammalato ed è morto e Gesù, inaspettatamente lo risuscita:

F: Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore

Dopo un breve momento di silenzio, ognuno può condividere con gli altri quello che lo ha colpito di questo brano del Vangelo.

Se può essere utile, per il confronto, si può usare questa traccia. Possiamo chiederci:

Anche questa domenica il modo di agire di Gesù è sconcertante. Non si precipita dal suo amico ammalato, ma si ferma appositamente lì dove si trova, dichiarando che quella malattia sarà per la gloria di Dio, un po’ come aveva detto ai discepoli riguardo al cieco nato. Sembra che Gesù tradisca il suo amico e le sorelle di lui. Ci chiediamo:

– Cosa significa che una malattia è per la gloria di Dio? Come può un male farci vedere un bene? Ci è mai capitato? Questa malattia che sta colpendo molte persone, come può essere per la gloria di Dio? A quali condizioni?

– A Marta che dichiara la sua fede, Gesù si rivela come la risurrezione e la vita e colui che consente la vita anche a chi muore. Sentiamo forte questa fede in Gesù che è vincitore della morte? Come vince la morte Gesù? Come a Lazzaro o in modo diverso?

– Le lacrime di Gesù sono lacrime d’amore per la morte del suo amico. Gesù non è indifferente alla morte; ma sono le lacrime di commozione anche per la fiducia dell’amico Lazzaro, che non contesta e che, al grido di Gesù, subito viene fuori, quasi come se stesse attendendo quelle parole. È bella la fedeltà di Lazzaro che si lascia prendere dalla morte sicuro che Gesù verrà per salvarlo. Abbiamo noi la stessa fede di Lazzaro? Che fede è la nostra?

Professione di fede (per chi vuole)

G: Insieme a quegli uomini e donne che hanno assistito alla risurrezione di Lazzaro e hanno creduto in Gesù, anche noi facciamo oggi la nostra professione di fede:

Io credo in Dio, Padre Onnipotente, Creatore del Cielo e della Terra; e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi, il terzo giorno risuscitò da morte; salì al Cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la Santa Chiesa Universale, la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen

Preghiamo insieme

G: Dopo aver ascoltato la parola che Dio ha voluto rivolgerci oggi, anche noi rivolgiamo a Dio la nostra preghiera dicendo: Ascoltaci Signore!

– Per la Chiesa di Dio, per il Papa, per i Vescovi e per la nostra parrocchia. Preghiamo

– Per la pace nel mondo, soprattutto per la Siria. Preghiamo

– Per tutti gli ammalati, per tutti i medici e gli infermieri. Preghiamo

– Per la nostra famiglia perché il Signore le conceda salute e pace. Preghiamo

– Per tutti coloro che hanno paura, perché il Signore li consoli. Preghiamo

– Per tutti coloro che in questo periodo sono in crisi con la loro fede. Preghiamo

– Per tutti coloro che hanno timore di perdere il loro lavoro. Preghiamo

– Per tutte le famiglie in difficoltà. Preghiamo

– Per tutte le famiglie che hanno i figli lontani in altri paesi del mondo. Preghiamo

– Per i nostri morti. Preghiamo

– Per coloro che sono colpiti dal lutto dei loro cari. Preghiamo

Si possono aggiungere anche altre preghiere.

G: Preghiamo insieme con la preghiera che Gesù ci ha insegnato, quella in cui ci insegna ad adorare il Padre in spirito e verità.

Padre nostro …

G: Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

T: Amen

G: Il Signore ci benedica e ci protegga.

T: Amen

G: Faccia splendere il suo volto su di noi e ci doni la sua misericordia.

T: Amen

G: Rivolga su di noi il suo sguardo e ci doni la sua pace.

T: Amen

Riflessione sul Vangelo di oggi

Nel Vangelo sono tante le persone incontrate da Gesù: molti sono guariti, altri con lui discutono… di pochi, però, conosciamo il loro nome. Lazzaro, con le sorelle Marta e Maria, è uno di quei pochi… Lazzaro è l’amico di Gesù, per lui Egli piange, soffre, per lui si fa in quattro. Prega il Padre suo e, stando fuori dal sepolcro, lo chiama per nome: “Lazzaro, vieni fuori!”. Gesù fa tornare alla vita l’amico Lazzaro, lo chiama per nome, lo invita a venir fuori, cioè ad uscire dal buio della morte per entrare nella luce della vita. Gesù invita Lazzaro ad abbandonare ciò che lo tiene legato alla terra, lo invita a liberarsi dei preconcetti su Dio, ad abbandonare ogni pregiudizio: Dio è Padre che si prende cura dell’uomo, lo chiama per nome. Per Dio noi siamo così importanti da chiamarci sempre per nome, non siamo mai un oggetto o una cosa… anche se noi tante volte consideriamo Dio e gli altri delle “cose”, Dio continua a chiamarmi col mio nome, per Lui io sono unico ed irripetibile! Che bello sapere che anche oggi Gesù mi chiama col mio nome e mi invita ad uscire fuori, ad abbandonare tutti quegli atteggiamenti sbagliati che mi impediscono di vivere in pienezza la mia vita di figlio di Dio!

Ripartendo dal Battesimo

All’inizio del rito del battesimo siamo stati chiamati per nome. Il nome accompagna tutta la nostra vita; sanno il nostro nome e ci chiamano per nome le persone che ci conoscono.

Per prima cosa è stato chiesto ai nostri genitori “che nome date al vostro bambino?”, che bello! Cosa è successo è successo per me, mi riguarda personalmente. Un istante prima di ricevere il battesimo siamo stati chiamati di nuovo per nome.

Dio conosce i nostri nomi e ci chiama per nome, si rivolge personalmente a ciascuno di noi. In preghiera…

Ti ringrazio, Signore, perché non mi lasci mai solo. Mi chiami per nome e mi fai sentire unico e prezioso ai tuoi occhi. Aiutami a rinascere a vita nuova, ad uscire dai sepolcri della paura, del dubbio, della solitudine, per tornare ad abitare nella gioia della tua amicizia.

Mi impegno…

a fermarmi ogni sera per gustare la gioia del sentirmi chiamato da Lui, a dire il mio grazie per l’Amore che il Signore ha verso di me e affidare a Lui la mia vita

Vangelo di sabato 28 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Tutti litigano con tutti, l’incomprensione nei confronti di Gesù, ora, è diventata anche incomprensione tra chi lo difende, chi ne è incuriosito e chi lo odia. Tutti contro tutti, ferocemente armati, la tensione è palpabile in queste poche righe di Giovanni. Fa discutere Gesù, ancora oggi, provate a lanciare un dibattito su di lui durante una cena! ( Non fatelo, è una provocazione! ). Perchè Gesù inquieta, destabilizza, provoca. Senza volerlo fare, usando parole asciutte ma mai violente o aggressive. Scuote perchè manifesta verità, perche spalanca un mondo inatteso, perchè cambia la nostra prospettiva. E, nonstante siano passati duemila anni, non ci rivolgiamo a lui come quando parliamo di Mazzini o di Napoleone, non facciamo un dibattito storico sulla sua figura, ci mancherebbe. E’ che proprio ci mette all’angolo la sua pretesa di essere il definitivo rivelatore del volto di Dio. E se superiamo la spessa crosta di abitudine e indifferenza, questa sua pretesa è davvero immensamente pericolosa. Se ciò che lui ha detto è vero, allora siamo costretti a schierarci, a credere e convertirci, o a tenerci il nostro piccolo orizzonte di riferimento.

Preghiera.

O Signore, il giorno della tua risurrezione, per il quale mi preparo, è anche un segno che vi è speranza per tutti quelli che muoiono. Fa’ perciò che la mia tristezza sia un dolore che mi renda più ansioso di seguirti sulla via della croce, e oltre, verso quel mattino di Pasqua con la sua tomba vuota. ( H. J. M. Nouwen ).

Vangelo di venerdì 27 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Parola del Signore

Commento di Paolo Curtaz.

Il clima attorno a Gesù si è fatto rovente, ingestibile. Come si può fare per fermarlo? Nessuno prova a mettersi davvero in discussione, nessuno prova nemmeno ad ascoltarlo. Gesù è stato rifiutato sin dall’inizio, preso per un fanatico, un indemoniato. Il suo modo di interpretare la Scrittura pur non essendo un vero rabbino ha irritato gli scribi. La sua predicazione, che ha ridicolizzato e messo in contraddizione i farisei, ha suscitato molti malumori. Ma, giunto a Gerusalemme, la goccia che ha fatto traboccare ogni vaso è la sua ridicola pretesa di conoscere Dio meglio degli altri, anzi, di esserne l’unico interprete auterntico. Gesù verrà condannato a morte proprio per questo: perchè si è fatto simile a Dio, dicendo di conoscerlo in profondità perchè lui e il Padre sono una cosa sola. Gesù è morto perchè si è preso per Dio, questo emerge chiaramente dal Vangelo di Giovanni. Come possono, alcuni, oggi, dire che la pretesa di Gesù è un’invenzione dei cristiani? Possiamo crederci o no ma la pretesa messianica di Gesù è l’unico inquietante interrogativo che rimane: Gesù si prende per Dio. Ha ragione o è solo un pazzo furioso?

Preghiera.

Convertimi, Dio mio, nel nome del mio Signore Gesù Cristo! Tu che puoi trarre figli di Abramo dalle pietre, o Signore; dammi lo spirito buono e la sapienza che hai promesso di dare a chiunque li domandasse. Convertimi, e fa’ che ti glorifichi fino al mio ultimo respiro e poi durante l’eternità. ( Charles de Foucauld )

Vangelo di giovedì 26 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Non l’hanno presa bene, i farisei. La guarigione operata di sabato alla piscina di Betzatà ha suscitato l’ira degli intransigenti che inscenano un vero e proprio procespo nei confronti di Gesù. E, come ogni processo, c’è bisogno di qualcuno che lo difenda. Ma nessuno difende Gesù, nessuno gli dà retta, nessuno vede l’enormità dell’errore che stanno tutti commettendo. Gesù guarisce un paralitico di sabato, un uomo che da quasi quarant’anni mendicava davanti a tutti. E la questione qual è? Che la guarigione si configura come lavoro, quindi si è violato il riposo sabbatico. Quanto è sciocco l’uomo! Ingigantisce i dettagli per non vedere l’insieme! Gesù risponde, nonostante il pregiudizio, la violenza e l’assurdità delle accuse indicando le testimonianze a suo favore: le parole del Battista ( vv. 33 – 35 ), le opere che il Padre gli concede di compiere ( vv. 36 – 37 ), la Scrittura ( v. 39 ). Non basta? No, certo, figurati. Non basta la testimonianza del più grande profeta, nè i miracoli documentati, nè la Scrittura che gli avversari dimostrano di non conoscere. Davvero: non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. E noi?

Preghiera.

La tua testimonianza portata fino all’estremo, nel dare la vita per tutti, ci basti e non pretendiamo altro per credere in te, Signore Gesù; rendici anche sensibili alla testimonianza che interiormente ci dona il Padre, tramite il tuo Spirito, e fa’ che siamo obbedienti alla tua Parola. ( L. Della Torre )

Vangelo di mercoledì 25 marzo 2020, solennità dell’Annunciazione.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Maria la bella abita a Nazareth, un piccolo villaggio sulle pendici del mondo, poco più di duecento abitanti fuori dalle rotte commerciali e dai grandi interessi. Nazareth non è mai citata nella Bibbia, primato poco invidiabile! Ma, secondo alcuni studiosi, a Nazareth vivono i Nazirei, una parte dei discendenti di Davide, fieri della loro appartenenza alla casata da cui, secondo le Scritture, avrebbe dovuto provenire il Messia. Il racconto dell’incarnazione ancora ci riempie di stupore e di poesia: nella quotidianità Dio chiede ad una acerba adolescente di prestargli il suo corpo, di diventare porta del cielo, per incarnarsi. Non ad una dea, non ad una potente nobildonna ma alla più piccola delle ragazze di paese. Questa è la logica di Dio che innalza sui troni gli umili e abbatte l’orgoglio dei saccenti. Maria parla col principe degli angeli alla pari, non ha timore, chiede informazioni, non vive sulle nuvole, sa bene cosa significa affrontare il futuro. È la concretezza che siamo chiamati ad avere anche noi discepoli del Signore per rendere presente nella nostra quotidianità la presenza di Dio. Il Signore ci aiuti in questo percorso!

Vangelo di martedì 24 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Parola del Signore .

Commento di Paolo Curtaz.

Gesù va alla piscina di Betzatà, a monte del tempio, un bacino che raccoglieva diverse sorgenti e che serviva per lavare le pecore destinate al sacrificio. Un fenomeno naturale, periodicamente, faceva agitare l’acqua e il popolino era convinto che fosse un angelo a farlo. Perciò quell’acqua era considerata miracolosa e un nutrito gruppo di ammalati aspettavano l’evento. Pura superstizione, ovvio, al punto che i rabbini diffidavano dal frequentare quel luogo, come farebbe un buon parroco cattolico. E Gesù è presente. Anche dove fede e superstizione si accavallano, anche se non sono luoghi santi e puri, anche se incontra persone che hanno di Dio un’idea approssimativa. Ma non asseconda la loro supersizione, anzi. Al paralitico che da quasi quarant’anni giace infermo chiede, perentoriamente: vuoi guarire? Possiamo restare bloccati nelle nostre situazioni, nei nostri dolori, nelle nostre convinzioni ( anche religiose ) senza muoverci di un millimetro. Per incontrare Dio, invece, dobbiamo osare il cambiamento, fidarci, smuoverci. Dio ci viene incontro, sempre, anche nei luoghi più improbabili. Il resto dobbiamo farlo noi.

Preghiera.

Sei tu, Signore Gesù, l’acqua che dona vita: concedici di immergerci in te nella consapevolezza che non possiamo guarire confidando soltanto sulle nostre forze. Tu, l’unico medico dei corpi e delle anime, liberaci da tutto ciò che ci paralizza e ci impedice di seguirti ogni giorno della nostra vita.