Che strana quaresima. Tosta, dura.

Con molte chiese chiuse. E la gente divorata dalla paura.

Paura di cosa? Di essere contagiati? Sì, certo. Ma, soprattutto, paura di morire.

Perché nessuno più ci parla della morte. Nessuno ci prepara a morire. Per un attimo ci siamo creduti immortali. Come se la scienza o la politica o l’economia avesse una soluzione per tutto. Teneri.

Ci lasciamo prendere dalla paura. Il peggiore dei virus.

Imparassimo a vedere.

Imparassimo a capire quanta grazia c’è in questo spavento!

Imparassimo a fare come Samuele che deve scegliere il nuovo re e che, a nome di Dio, rifiuta i sani e muscolosi figli di Iesse perché Dio vede il cuore e non l’apparenza e il cuore dell’adolescente Davide, agli occhi di Dio, è uno spettacolo!

Imparassimo.

Il rischio, invece, è quello di sprofondare nella notte.

Non quella che si alterna al giorno, che può essere dolce e intensa.

Ma quella dello spirito, dell’anima, dell’inconscio. Uno stato in cui la tenebra contraddistingue le nostre scelte, il nostro percorso.

Siamo assetati e Cristo è l’acqua.

Siamo ciechi e Cristo è la luce.

L’evangelista Giovanni tenta di descrivere in che cosa consista la conversione, l’accoglienza del Vangelo: in una reale illuminazione, come chi sta in una stanza buia da tutta una vita e, d’improvviso, qualcuno spalanca le ante e lascia entrare la luce. La stanza è la stessa ma ora forme, colori, spazi hanno un significato diverso.

È l’esperienza che fa il cieco nato, mendicante, giudicato peccatore, lui o i suoi genitori, nella spietata logica dei suoi concittadini.

Un uomo abituato a convivere con le tenebre e col giudizio.

Come avviene anche a noi, sempre appesi alle parole degli altri, sempre attenti a comportarci come gli altri vorrebbero che ci comportassimo per meritarci attenzione e approvazione. Purtroppo anche fra cristiani.

È Gesù che, passando, vede l’uomo cieco.

E inizia una liturgia di gesti semplici e primitivi, di dita, di saliva, che si pensava contenesse il soffio della vita, di acqua, segno del Battesimo che purifica.

L’illuminazione avviene per gradi, ma inizia sempre con un incontro.

L’uomo è cieco, ma Dio ci vede benissimo.

E avviene il cambiamento. Inesorabile. Potente.

Talmente forte che la gente non riconosce più quell’uomo.

Quando diventiamo discepoli, inesorabilmente, non siamo più le persone di prima.

Irriconoscibili. Anche a noi stessi.

Invece di danzare per ciò che è accaduto i puri della Legge obiettano.

Non hanno emozioni, affetti. Si sono ritagliati il ruolo di difensori di Dio.

Senza che nessuno gliel’abbia chiesto.

Investigano, interrogano, chiedono.

Gesù è un peccatore perché trasgredisce la Legge, quindi è impossibile che abbia guarito quell’uomo che, quindi, è un bugiardo.

Il loro schema tiene, ingabbiano Dio nelle loro logiche assurde. Come rischiamo di fare noi, quando non ammettiamo che Dio ha molta più fantasia d noi per guarire le persone, quando ci facciamo i custodi della Torà sostituendoci a lui.

La lotta è dura, di mezzo c’è la più terribile delle armi di distruzione di massa: il senso di colpa.

È cieco, dev’essere colpa di qualcuno.

C’è il virus, ci saranno dei responsabili. Si diffonde, qualcuno non è capace a fare il suo mestiere.

Se non lui i genitori i quali, nutriti per decenni a sensi di colpa, impauriti ed intimoriti non difendono nemmeno il figlio. Anch’essi divorati dai sensi di colpa.

Dio è già oltre. E la Parola, ricordiamocelo, non perde tempo a scovare i colpevoli o a dare risposte alle nostre domande filosofiche sull’origine del male.

Non intenta un processo, attua una nuova Creazione.

Gesù, intanto è sparito.

Lascia crescere il cieco che ora vede bene ed è davvero un’altra persona.

Non la vittima rosa dai sensi di colpa , ma un uomo nuovo.

Leggete, vi prego. Tratta alla pari i dottori della Legge, risponde a tono, li prende pure per i fondelli.

Loro che credono di sapere non sanno spiegare come possa un peccatore guarire un cieco.

Giovanni, penna raffinata, lancia il sasso: chi è veramente cieco fra questi?

Chi non ci vede o chi presume di vedere tutto benissimo?

Alla fine la buttano in rissa.

Ma il cieco è ormai libero. Ha tagliato i ponti con quel mondo. È roba vecchia. Lui ora è un illuminato.

Riecco Gesù.

Ora il cieco guarito ha tutti gli elementi per capire.

Ora è libero. Ora vede. Ora non è più oppresso dal giudizio degli altri.

Peggio: dal giudizio dei devoti e dei pii.

Il Signore ci raggiunge sempre, prende l’iniziativa, ci insegue, ci raggiunge.

Se solo lo desideriamo.

Quaresima tosta, quella che convive con la paura del contagio.

Se solo vedessimo quanta opportunità c’è in questo percorso.

Quanta guarigione interiore, quanto ritorno all’essenzialità, quanta conversione in agguato!

Se solo vedessimo!

Commento di Paolo Curtaz.

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