Vangelo di sabato 21 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Non è una cattiva persona il fariseo, non scherziamo. E ciò che dice, nella sua preghiera, è vero: davvero si sforza di osservare tutta la Thorà fin nei dettagli, fin nelle sfumature. Addirittura supera le prescrizioni, come fanno i suoi confratelli: se la Thorà prevedeva il digiuno qualche giorno all’anno, i farisei lo praticavano due giorni la settimana. Se si chiedeva di versare la decima dei prodotti agricoli, cosa che quasi nessuno faceva, i farisei giungevano a versare la decima delle spezie e delle tisane! Zelanti credenti, appassionati e ferventi, i farisei erano ammirati dal popolo per la loro coerenza e la loro intransigenza. Gesù non ha mai messo in discussione il loro zelo, anzi, per certi aspetti, quasi assomiglia ai farisei per la sua determinazione. Ma c’è un problema, fa notare Gesù, il fariseo esce dal tempio esattamente come era entrato: pieno della sua devozione, colmo della sua ( meritata ) autostima. Non c’è posto per Dio nell’idea che si è fatto di se stesso. Non così il pubblicano, ben consapevole del suo limite, conosce bene la sua miseria, il vuoto che porta dentro. E che Dio solo può colmare.

Preghiera.

Signore, nessuna creatura è in grado di lodarti convenientemente. Tu solo basti a te stesso; in te non manchi mai di nulla. Il tuo volto più dolce del miele e di un favo sazia le anime dei santi. Ti benedica per me la tua gloriosa e ammirabile luce, Dio mio, e ti lodi l’onore imperiale della tua eccellentissima maestà. Ti bendica la luce sorgiva del tuo eterno splendore e ti lodi il brillante incanto della tua scintillante bellezza. ( Gertrude di Hefta ).

Vangelo di sabato 21 marzo 2020.

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