Vangelo di mercoledì 1 aprile 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

La verità ci farà liberi. Emoziona questa Parola, ci interroga, ci scuote, ci scava. La verità ci rende liberi, la verità di noi stessi, quella che ci porta a guardarci senza paura, senza timore, senza nascondere i nostri limiti e senza farli diventare dei minacciosi giganti che ci schiacciano. La verità che ci è necessaria, e che dura tutta la vita, per riconoscere i nostri difetti (congeniti, da mitigare) e i nostri peccati ( quelli in cui mettiamo in gioco la nostra libertà ). La verità che ci è necessaria nelle relazioni, senza diventare sfrontati o offensivi ma che sa dire “sì?”se è “sì” e “no” quando è “no”, senza temere, senza falsi buonismi, senza compromessi che ledono il vangelo o la dignità delle persone. La verità che ci è necessaria nei rapporti col nostro mondo ipocrita che definisce l’aborto “interruzione di gravidanza” e l’eutanasia “dolce morte”. La verità che è necessaria nei nostri rapporti di Chiesa troppo spesso mondanizzata, troppe volte seduta sulle proprie presunte certezze e che non brucia per l’amore del fratello, una verità che è faticosa. La verità ci rende liberi. Ma ci crediamo?

Preghiera.

Gesù, gioia dei cuori, sorgente di vita, luce per le menti, che va oltre ogni gioia e sorpassa ogni desiderio. Nessuna bocca può raccontarlo, nessuna parola può esprimere l’indescrivibile bontà di cui noi stessi proviamo nostalgia. Tu riempi i nostri cuori. Rimani con noi, Signore, con la tua luce. ( Bernardo di Chiaravalle ).

Vangelo di martedì 31 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Se siamo legati alla terra, se insistiamo nel restare ” quaggiù ” non possiamo alzare lo sguardo, non riusciamo ad incontrarlo, non possiamo andare al di là dell’apparenza per capire chi è veramente Gesù. È vero: spesso neghiamo l’esistenza di Dio perché la sua presenza ci obbligherebbe a rivedere la nostra vita. Neghiamo la sua esistenza per non svelare la vacuità e la malvagità delle nostre azioni. Preferiamo restare nelle tenebre piuttosto che ammettere che la luce illumina le nostre ombre. Ma non abbiamo da temere: ci porta alla verità di Dio tutta intera l’inviato di Dio, ci accompagna alla pienezza. E se riconosciamo il nostro limite e il nostro peccato non è per commiserarci o deprimerci ma per diventare liberi, per spiccare il volo, per andare ” lassù “. Dio precede e suscita la nostra conversione, lo dico spesso, ma la sua presenza la possiamo accogliere solo se ammettiamo di avere sete, di essere ciechi, di essere tutti mendicanti di luce. Per incontrare l’assoluto di Dio siamo chiamati a convertirci a cambiare strada, direzione, a lasciare che la verità ( anche quando è scomoda ) si faccia strada in noi.

Preghiera.

O Signore Gesù, tu che ci hai detto di essere stato mandato dal Padre e di essere sempre con lui insegnaci a essere tuoi veri discepoli così da averti sempre accanto e da essere inviati nel mondo come tuoi testimoni. Amen.

Vangelo di lunedì 30 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Parola del Signore

Commento di Paolo Curtaz.

Quante pietre ancora dobbiamo lasciar cadere per diventare finalmente discepoli! Quante inutili sofferenze dobbiamo abbandonare per assomigliare al Maestro! La donna peccatrice è senza nome, è solo un pretesto per mettere in difficoltà il Signore, una donna colta in flagrante adulterio (e l’adultero? Mistero del maschilismo devoto!). Nulla si dice delle sue vicende personali, delle sue emozioni, delle ragioni della sua scelta (comunque sbagliata). Anche noi, troppo spesso, giudichiamo dalle apparenze, non incontriamo le persone ma le situazioni, non la verità ma ciò che noi presumiamo essere vero. E giudichiamo. Tiriamo pietre. Santamente e devotamente, come pensavano di fare i devoti che la conducono al Maestro. Fedeli, fedelissimi alla Legge, in teoria. Ma, in pratica, freddi e calcolatori, insopportabili censori, avvilenti contabili della norma. Non ascolta nemmeno Gesù, si limita a disegnare sul selciato del tempio. Certo, questa donna ha peccato, ma chi può dire di non avere mai peccato? Chi, se non Dio solo, può ergersi a giudice degli altri con credibilità? Se il Maestro non giudica, ma invita a conversione, chi siamo noi per giudicare? (Ma convertiamoci!)

Preghiera.

Signore Gesù, manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione perchè il Signore doni giorni di grazia alla sua Chiesa ed essa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio, proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista. ( Papa Francesco ).

Vangelo di sabato 28 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Tutti litigano con tutti, l’incomprensione nei confronti di Gesù, ora, è diventata anche incomprensione tra chi lo difende, chi ne è incuriosito e chi lo odia. Tutti contro tutti, ferocemente armati, la tensione è palpabile in queste poche righe di Giovanni. Fa discutere Gesù, ancora oggi, provate a lanciare un dibattito su di lui durante una cena! ( Non fatelo, è una provocazione! ). Perchè Gesù inquieta, destabilizza, provoca. Senza volerlo fare, usando parole asciutte ma mai violente o aggressive. Scuote perchè manifesta verità, perche spalanca un mondo inatteso, perchè cambia la nostra prospettiva. E, nonstante siano passati duemila anni, non ci rivolgiamo a lui come quando parliamo di Mazzini o di Napoleone, non facciamo un dibattito storico sulla sua figura, ci mancherebbe. E’ che proprio ci mette all’angolo la sua pretesa di essere il definitivo rivelatore del volto di Dio. E se superiamo la spessa crosta di abitudine e indifferenza, questa sua pretesa è davvero immensamente pericolosa. Se ciò che lui ha detto è vero, allora siamo costretti a schierarci, a credere e convertirci, o a tenerci il nostro piccolo orizzonte di riferimento.

Preghiera.

O Signore, il giorno della tua risurrezione, per il quale mi preparo, è anche un segno che vi è speranza per tutti quelli che muoiono. Fa’ perciò che la mia tristezza sia un dolore che mi renda più ansioso di seguirti sulla via della croce, e oltre, verso quel mattino di Pasqua con la sua tomba vuota. ( H. J. M. Nouwen ).

Vangelo di venerdì 27 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Parola del Signore

Commento di Paolo Curtaz.

Il clima attorno a Gesù si è fatto rovente, ingestibile. Come si può fare per fermarlo? Nessuno prova a mettersi davvero in discussione, nessuno prova nemmeno ad ascoltarlo. Gesù è stato rifiutato sin dall’inizio, preso per un fanatico, un indemoniato. Il suo modo di interpretare la Scrittura pur non essendo un vero rabbino ha irritato gli scribi. La sua predicazione, che ha ridicolizzato e messo in contraddizione i farisei, ha suscitato molti malumori. Ma, giunto a Gerusalemme, la goccia che ha fatto traboccare ogni vaso è la sua ridicola pretesa di conoscere Dio meglio degli altri, anzi, di esserne l’unico interprete auterntico. Gesù verrà condannato a morte proprio per questo: perchè si è fatto simile a Dio, dicendo di conoscerlo in profondità perchè lui e il Padre sono una cosa sola. Gesù è morto perchè si è preso per Dio, questo emerge chiaramente dal Vangelo di Giovanni. Come possono, alcuni, oggi, dire che la pretesa di Gesù è un’invenzione dei cristiani? Possiamo crederci o no ma la pretesa messianica di Gesù è l’unico inquietante interrogativo che rimane: Gesù si prende per Dio. Ha ragione o è solo un pazzo furioso?

Preghiera.

Convertimi, Dio mio, nel nome del mio Signore Gesù Cristo! Tu che puoi trarre figli di Abramo dalle pietre, o Signore; dammi lo spirito buono e la sapienza che hai promesso di dare a chiunque li domandasse. Convertimi, e fa’ che ti glorifichi fino al mio ultimo respiro e poi durante l’eternità. ( Charles de Foucauld )

Vangelo di giovedì 26 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Non l’hanno presa bene, i farisei. La guarigione operata di sabato alla piscina di Betzatà ha suscitato l’ira degli intransigenti che inscenano un vero e proprio procespo nei confronti di Gesù. E, come ogni processo, c’è bisogno di qualcuno che lo difenda. Ma nessuno difende Gesù, nessuno gli dà retta, nessuno vede l’enormità dell’errore che stanno tutti commettendo. Gesù guarisce un paralitico di sabato, un uomo che da quasi quarant’anni mendicava davanti a tutti. E la questione qual è? Che la guarigione si configura come lavoro, quindi si è violato il riposo sabbatico. Quanto è sciocco l’uomo! Ingigantisce i dettagli per non vedere l’insieme! Gesù risponde, nonostante il pregiudizio, la violenza e l’assurdità delle accuse indicando le testimonianze a suo favore: le parole del Battista ( vv. 33 – 35 ), le opere che il Padre gli concede di compiere ( vv. 36 – 37 ), la Scrittura ( v. 39 ). Non basta? No, certo, figurati. Non basta la testimonianza del più grande profeta, nè i miracoli documentati, nè la Scrittura che gli avversari dimostrano di non conoscere. Davvero: non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. E noi?

Preghiera.

La tua testimonianza portata fino all’estremo, nel dare la vita per tutti, ci basti e non pretendiamo altro per credere in te, Signore Gesù; rendici anche sensibili alla testimonianza che interiormente ci dona il Padre, tramite il tuo Spirito, e fa’ che siamo obbedienti alla tua Parola. ( L. Della Torre )

Vangelo di mercoledì 25 marzo 2020, solennità dell’Annunciazione.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Maria la bella abita a Nazareth, un piccolo villaggio sulle pendici del mondo, poco più di duecento abitanti fuori dalle rotte commerciali e dai grandi interessi. Nazareth non è mai citata nella Bibbia, primato poco invidiabile! Ma, secondo alcuni studiosi, a Nazareth vivono i Nazirei, una parte dei discendenti di Davide, fieri della loro appartenenza alla casata da cui, secondo le Scritture, avrebbe dovuto provenire il Messia. Il racconto dell’incarnazione ancora ci riempie di stupore e di poesia: nella quotidianità Dio chiede ad una acerba adolescente di prestargli il suo corpo, di diventare porta del cielo, per incarnarsi. Non ad una dea, non ad una potente nobildonna ma alla più piccola delle ragazze di paese. Questa è la logica di Dio che innalza sui troni gli umili e abbatte l’orgoglio dei saccenti. Maria parla col principe degli angeli alla pari, non ha timore, chiede informazioni, non vive sulle nuvole, sa bene cosa significa affrontare il futuro. È la concretezza che siamo chiamati ad avere anche noi discepoli del Signore per rendere presente nella nostra quotidianità la presenza di Dio. Il Signore ci aiuti in questo percorso!

Vangelo di martedì 24 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Parola del Signore .

Commento di Paolo Curtaz.

Gesù va alla piscina di Betzatà, a monte del tempio, un bacino che raccoglieva diverse sorgenti e che serviva per lavare le pecore destinate al sacrificio. Un fenomeno naturale, periodicamente, faceva agitare l’acqua e il popolino era convinto che fosse un angelo a farlo. Perciò quell’acqua era considerata miracolosa e un nutrito gruppo di ammalati aspettavano l’evento. Pura superstizione, ovvio, al punto che i rabbini diffidavano dal frequentare quel luogo, come farebbe un buon parroco cattolico. E Gesù è presente. Anche dove fede e superstizione si accavallano, anche se non sono luoghi santi e puri, anche se incontra persone che hanno di Dio un’idea approssimativa. Ma non asseconda la loro supersizione, anzi. Al paralitico che da quasi quarant’anni giace infermo chiede, perentoriamente: vuoi guarire? Possiamo restare bloccati nelle nostre situazioni, nei nostri dolori, nelle nostre convinzioni ( anche religiose ) senza muoverci di un millimetro. Per incontrare Dio, invece, dobbiamo osare il cambiamento, fidarci, smuoverci. Dio ci viene incontro, sempre, anche nei luoghi più improbabili. Il resto dobbiamo farlo noi.

Preghiera.

Sei tu, Signore Gesù, l’acqua che dona vita: concedici di immergerci in te nella consapevolezza che non possiamo guarire confidando soltanto sulle nostre forze. Tu, l’unico medico dei corpi e delle anime, liberaci da tutto ciò che ci paralizza e ci impedice di seguirti ogni giorno della nostra vita.

Vangelo di lunedì 23 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Parola del Signore

Commento di Paolo Curtaz.

C’è un modo per fare risuscitare il bambino che c’è in noi, la nostra parte più autentica. Un modo per convertire il nostro cuore alla riscoperta del volto del Dio di Gesù. Un modo semplice, eppure essenziale: cambiare il nostro giudizio su cosa ci sta attorno. I concittadini di Gesù a Nazareth, nei Vangeli, fanno sempre una pessima figura, di solito. Matteo, Marco e Luca sono concordi nel parlare di un clamoroso rifiuto nei confronti della predicazione del falegname diventato profeta, senza appelli, senza ripensamenti. Eccetto qui in Giovanni, con questa piccola ed intensa annotazione. Gesù torna a casa e, finalmente, viene accolto con un certo interesse. La ragione è molto semplice: hanno sentito parlare di Lui, qualcuno, di passaggio, ha raccontato loro le grandi opere che Gesù ha fatto fin nella capitale. E così il loro provincialissimo giudizio cambia radicalmente, che bello! Spalanchiamo le nostre orecchie e il nostro cuore, allora, sentiamo cosa si dice di Gesù, non accontentiamoci dei nostri pregiudizi ma della testimonianza di chi, prima di noi, ha visto le grandi opere del Signore.

Preghiera

Signore, tu sai che abbiamo bisogno di te per tenere accesa la nostra piccola luce e propagare il fuoco che tu sei venuto a portare sulla terra. Riempi di grazie il tempo che ci doni di vivere per te! Signore Gesù, giudice ultimo del cielo e della terra, vieni! ( C. M. Martini )

Vangelo di sabato 21 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

Non è una cattiva persona il fariseo, non scherziamo. E ciò che dice, nella sua preghiera, è vero: davvero si sforza di osservare tutta la Thorà fin nei dettagli, fin nelle sfumature. Addirittura supera le prescrizioni, come fanno i suoi confratelli: se la Thorà prevedeva il digiuno qualche giorno all’anno, i farisei lo praticavano due giorni la settimana. Se si chiedeva di versare la decima dei prodotti agricoli, cosa che quasi nessuno faceva, i farisei giungevano a versare la decima delle spezie e delle tisane! Zelanti credenti, appassionati e ferventi, i farisei erano ammirati dal popolo per la loro coerenza e la loro intransigenza. Gesù non ha mai messo in discussione il loro zelo, anzi, per certi aspetti, quasi assomiglia ai farisei per la sua determinazione. Ma c’è un problema, fa notare Gesù, il fariseo esce dal tempio esattamente come era entrato: pieno della sua devozione, colmo della sua ( meritata ) autostima. Non c’è posto per Dio nell’idea che si è fatto di se stesso. Non così il pubblicano, ben consapevole del suo limite, conosce bene la sua miseria, il vuoto che porta dentro. E che Dio solo può colmare.

Preghiera.

Signore, nessuna creatura è in grado di lodarti convenientemente. Tu solo basti a te stesso; in te non manchi mai di nulla. Il tuo volto più dolce del miele e di un favo sazia le anime dei santi. Ti benedica per me la tua gloriosa e ammirabile luce, Dio mio, e ti lodi l’onore imperiale della tua eccellentissima maestà. Ti bendica la luce sorgiva del tuo eterno splendore e ti lodi il brillante incanto della tua scintillante bellezza. ( Gertrude di Hefta ).