Vangelo di martedì 17 marzo 2020.

+ Dal Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore

Commento di Paolo Curtaz.

Diecimila talenti, ah solo. Dibattono, gli storici, nell’attribuire un valore al ” talento “. E’ un’unità di misura che indicava poco o meno di trenta chili. E poteva essere d’argento o d’oro. Per avere una misura: con un talento d’argento si pagava il personale di una barca triremi per tre mesi…. Diecimila talenti è, perciò, una ciffra assurda, spropositata, il bilancio di un piccolo stato. E al servo il debito folle viene condonato, regalato, concellato. Ci sarebbe da riflettere sulla sanità mentale del re! O del folle servo che, vistosi condonato, non trova di meglio che far gettare in carcere un collega che gli doveva poche migliaia di euro. Questa è la sproporzione fra quanto a noi è perdonato e quanto siamo chiamati a perdonare. E l’insegnamento che riceve Pietro, pur generoso, e riceviamo noi, è destabilizzante: sei chiamato a perdonare sempre perchè sempre ti è perdonato. Sei chiamato a lasciar perdere i debiti ( di riconoscenza, anzitutto ) perchè sei destinatario di un amore e di un bene immensamente maggiori. Non perdoniamo perchè ci sentiamo migliori ma perchè noi per primi siamo stati infinitamente perdonati.

Preghiera.

O Signore Gesù, che ci hai comandato di perdonare ai nostri debitori, sii misericordioso e benevolo verso ognuno di noi; rendici consapevoli di essere sempre debitori nei tuoi confronti, così che diveniamo capaci di usare pazienza e perdono verso chi ci ha fatto dei torti, seguendo il tuo esempio.

Domenica 15 marzo

Dal Vangelo secondo Giovanni ( Gv 4, 5 – 42 ).

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

Commento di Paolo Curtaz.

La sta aspettando. Anche se è stanco, perché sempre Dio ci insegue.
Eccolo lo sposo che aspetta la sposa per chiederle conto della sua infedeltà.
A chiedere conto a quel pezzo di Israele, la Samaria, caduta in mani nemiche da secoli e rappresentata da quella donna che, sola, viene a far acqua al pozzo nell’ora più assurda della giornata.
Per non essere vista, immaginiamo. Il paese è piccolo e la gente mormora.
E lei non ne può davvero più di essere giudicata.
Come me. come te, amico lettore.
Di dover essere come gli altri vogliono, vorrebbero, dicono.
Stanca lei. Stanco Dio.
Siede, Dio. Stanco.
E chiede alla donna di dissetarlo. Ha sete della sua fede ormai spenta.
Ha sete di lei.
Tentenna la donna.
Nessun maschio parla ad una donna. Nessun ebreo parla ad un samaritano.
Tenta un abbordaggio, il viandante, stia alla larga.
Ha ragione, la samaritana, Dio la sta corteggiando, perché al pozzo Isacco incontrò la sua Rebecca. Al pozzo Mosè si innamorò di Zippora.
Gesù non si scoraggia… Uomo, donna, ebrei, samaritano… che importa definirsi? Siamo tutti degli assetati. Solo che lui, il viandante, afferma di avere un’acqua di sorgente.
Ora Gesù ha ottenuto l’attenzione della donna. Come fa ad avere l’acqua di sorgente se non ha nemmeno con cosa attingere?
Lei parla dell’acqua da bere. Lui di quella che disseta.
Non è più respingente la donna. Ora ascolta questo interessante sbruffone.
Gesù supera ancora qualche perplessità della samaritana: sì, lui è più di Giacobbe che diede al villaggio quel pozzo.
Ora chiede da bere, la donna.
È lei che va dissetata.
E Gesù alza la posta.
Quando mettiamo a fuoco l’immenso desiderio di felicità che portiamo nel cuore, quando giungiamo ad esprimere quel desiderio, quel grido, Dio ci chiede di essere autentici.
Gesù chiede alla donna di chiamare suo marito. Lei si irrigidisce.
Ma è sincera.
Non la vuole giudicare, il Signore. Ha avuto una vita frammentata la donna, lasciata quattro volte. Illusa e abbandonata. Uno strazio.
Ma il vero sposo è davanti a lei e le chiede ragione della sua vita. Non per giudicarla, ma per salvarla. Per farle vedere che quell’amore elemosinato e negato, in realtà, le è per sempre donato.
La tensione, ora, è alle stelle. La donna non sopporta tanta verità, la butta sul religioso.
Gesù le ha letto la vita, dev’essere un profeta. Allora in quale tempio occorre venerare Dio, Gerusalemme o Garizim?
Domanda inutile: lei, in quanto pubblica peccatrice, non può entrare in nessuno dei due templi che offrono riparo solo ai puri e ai giusti.
E Gesù la libera da ogni inutile senso di colpa: nel tuo cuore incontrerai Dio.
Il suo cuore è tempio. E Dio lo abita anche se la sua vita affettiva è marcia.
Ci siamo.
Vacilla.
Ha abbandonato ogni difesa. Non sa nemmeno cosa dire.
Arriverà il Messia – borbotta – dirà, spiegherà, farà.
No, risponde Gesù, il futuro è qui, ora. Il futuro si è realizzato.
Il Messia è già qui. Davanti a te.
Lascia la brocca in terra, la donna. Travolta.
Corre da coloro che evitava. Grida del suo incontro.
Perché chi si sente amato diventa contagioso. Deborda. E le sue tenebre diventano l’ombra della luce. Eccoci, amici.
Assetati come la samaritana. Come lei feriti e diffidenti. Come lei giudicati dai benpensanti che fioriscono come la gramigna, anche nella Chiesa.
Eccoci. Se abbiamo il coraggio di farci incontrare. E di abbassare le difese.
Eccoci, se siamo onesti, nudi e spogliati dalle troppe resistenze che impediscono a Dio di incontrarci.
Capaci di rinascere, noi che ci siamo dissetati dell’acqua viva.
Capaci di annunciare a tutti quanti siamo amati.
Oltre il deserto, verso il Tabor, Dio ci aspetta.

Preghiera.

Mio Signore,
Dio di tenerezza e bontà,
donami le lacrime
perché il mio cuore si riscaldi
con il tuo amore.
Consola la mia anima contrita,
donami il coraggio di parlarti
e di fronte alla morte
dammi la tua grazia.

( Nilo di Sora )

Liturgia domestica per domenica 15 marzo 2020.

Breve liturgia della Parola preparata per queste domeniche dove non ci è possibile partecipare alla messa.

G: Genitori T: Tutti F: Figlio

Si può preparare l’ambiente mettendo in evidenza un’immagine sacra o la Bibbia e accendendo la candela; è bene che tutto sia ordinato, che ci sia uno “stacco” dalle cose ordinarie di casa per accogliere il Signore che viene in mezzo a noi.

G: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

T: AMEN

G: Vieni Signore in mezzo a noi che oggi celebriamo il giorno della tua risurrezione

T: Vieni, Signore

G: Anche se oggi non possiamo andare in Chiesa, questo non è un giorno come gli altri giorni; oggi è la domenica, il giorno della nuova creazione, il giorno in cui ricordiamo il nostro battesimo, il giorno in cui tu fai nuove tutte le cose.

T: Vieni, Signore e rendici nuovi con te.

G: Gesù ha detto: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”; Il Signore è qui in mezzo a noi, nella nostra casa. Riconosciamo i segni della sua presenza ringraziando il Signore per le cose belle che ci ha donato in questa settimana.

Iniziando dai genitori, ognuno può dire semplicemente uno o più cose belle che in questa settimana sono successe e che ci testimonino la presenza del Signore accanto a noi.

G: Forse durante questa settimana non ci siamo sempre comportati come discepoli di Gesù. Possiamo chiedere perdono al Signore e, se c’è bisogno, possiamo chiederci perdono anche fra noi.

Iniziando dai genitori possiamo fare un breve esame di coscienza per chiedere perdono al Signore.

G: Leggiamo ora il vangelo di questa domenica che ci racconta l’incontro di Gesù con la donna Samaritana al pozzo di Sicar:

F: Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore

Dopo un breve momento di silenzio, ognuno può condividere con gli altri quello che lo ha colpito di questo brano del Vangelo.

Se può essere utile, per il confronto, si può usare questa traccia. Possiamo chiederci:

– cosa significa per noi che Gesù è capace di donare un’acqua che toglie la sete?

– cosa significa adorare il Padre in spirito e verità?

– Gesù si rivela alla Samaritana come il Messia; la donna corre a dirlo a tutta la città; come facciamo noi a dire a tutti che Gesù è il Messia?

 Preghiamo insieme

G: Dopo aver ascoltato la parola che Dio ha voluto rivolgerci oggi, anche noi rivolgiamo a Dio la nostra preghiera dicendo: Ascoltaci Signore!

– Per la Chiesa di Dio e per la nostra parrocchia. Preghiamo

– Per la pace nel mondo, soprattutto per la Siria. Preghiamo

– Per tutti gli ammalati, per tutti i medici e gli infermieri. Preghiamo

– Per la nostra famiglia perché il Signore le conceda salute e pace. Preghiamo

– Per tutti coloro che hanno paura, perché il Signore li consoli. Preghiamo

– Per tutti coloro che hanno timore di perdere il loro lavoro. Preghiamo

– Per tutte le famiglie in difficoltà. Preghiamo

– Per i nostri morti. Preghiamo

Si possono aggiungere anche altre preghiere.

G: Preghiamo insieme con la preghiera che Gesù ci ha insegnato, quella in cui ci insegna ad adorare il Padre in spirito e verità.

Padre nostro …

G: Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia. Per Cristo nostro Signore.

T: Amen

G: Il Signore ci benedica e ci protegga.

T: Amen

G: Faccia splendere il suo volto su di noi e ci doni la sua misericordia.

T: Amen

G: Rivolga su di noi il suo sguardo e ci doni la sua pace.

T: Amen

Buona domenica.

Riflessione sul vangelo di oggi

L’imperativo di Gesù è fare la volontà del Padre. In questo viaggio dalla Galilea alla Giudea, Gesù poteva scegliere una seconda via per arrivarci, ma “deve” attraversare la Samaria. “DEVE” (cioè è necessario) significa “voluto dallo Spirito che guida costantemente Gesù”. La strada che Gesù compie, porta sempre ad un incontro : questa volta su quella strada doveva trovarsi la donna samaritana , nella quale si può identificare ciascuno di noi.

Egli entra quindi in Samaria, terra di conflitto e divisione, e si riposa presso il pozzo di Giacobbe dove incontrerà questa donna.

Gesù chiede l’acqua del pozzo per la sua sete, ma fa capire che quell’acqua non placherà la sete della donna (la sete quella VERA, più profonda che la donna ha dentro di sé) Gesù aiuta la Samaritana a vedere il suo bisogno, quello più vero, e le fa capire che solo Lui può saziarlo, solo Lui ci dona lo Spirito (”Acqua viva”) che risponde ai nostri dubbi, alle domande fondamentali della nostra vita.

Lasciamoci incontrare da Gesù, lasciamoci guardare da Lui, perché ci aiuti a purificare le scelte della nostra vita e a ritrovare noi stessi.

Ripartendo dal Battesimo

Elemento semplice ed umile l’acqua , nella sua natura, richiama fin da subito la purificazione, ma nel sacramento del Battesimo è molto di più. In tutti gli eventi dell’Antico e Nuovo Testamento l’acqua sottolinea il passaggio dalla morte alla vita e nel Battesimo l’uomo rinasce a nuova vita, attraverso l’acqua e lo Spirito Santo. L’acqua diventa il segno della vita donata

In questo momento storico in cui la sete di vita serena è maggiore, viviamo il nostro stare in casa ed in famiglia curando gesti d’affetto ed incoraggiamento fra di noi.

Ringraziamo don Andrea ( Santarcangelo ) e don Giovanni ( Miramare ) per averci inviato questo materiale. Che Dio li benedica.